RFID

Negli ultimi 15 anni si è affacciata al mercato la tecnologia RFId (Radio Frequency Identification), che consiste nel "battezzare" il prodotto o il bancale (o contenitore del prodotto) tramite un chip (TAG) elettronico con identificativo univoco.

Ciò permette non solo la tracciabilità del prodotto e/o del suo contenitore, ma anche di dare contenuto al TAG, potendo scriverci informazioni che diventeranno utili e utilizzabili nelle fasi successive della filiera.

La tecnologia RFId si è dimostrata però molto più complessa da utilizzare di quanto si potesse ipotizzare al suo apparire, in quanto problemi tecnologici (in alcune applicazioni presenta problemi di disturbi), normativi (non esiste uno standard mondiale) ma soprattutto economici (il costo dei TAG è ancora troppo elevato) hanno fatto sì che non si sia ancora innescato quel circolo virtuoso che ha permesso, invece, la diffusione del bar code negli anni '80 del secolo scorso.

La tecnologia RFId trova quindi efficace utilizzo solo su alcune applicazioni, soprattutto in ambito produttivo e su applicazioni "chiuse", in cui l'RFId viene utilizzato per trasporto di informazioni all'interno dell'azienda e viene recuperato, per il suo riutilizzo, alla fine del processo produttivo e logistico.